Miseria e nobiltà (1954)
con Totò, Sophia Loren - regia di Mario Mattoli
di Marina Bortone.
Il film, tratto dall'omonima commedia teatrale di Eduardo Scarpetta del 1888, è ambientato nella Napoli di fine '800, dove si narra la storia di due famiglie costrette a condividere la stessa abitazione a causa della povertà, generata anche da un vero e proprio mutamento nei costumi, che sta portando all'impoverimento di chi praticava arti e mestieri ritenuti ormai superati.
I due capi famiglia sono don Felice Sciosciammocca e il suo amico don Pasquale: don Felice, interpretato da Totò, è uno scrivano, mentre don Pasquale fa il fotografo ambulante.
Entrambi vivono alla giornata e, molto spesso, sono costretti a ricorrere al Banco dei Pegni per mantenere le rispettive famiglie che, a causa della convivenza forzata, litigano frequentemente fra loro, in particolare le due signore di casa.
Una bella e inaspettata occasione si presenta quando il Marchesino Eugenio, cliente di don Pasquale, chiede loro di interpretare la parte dei suoi parenti per chiedere la mano di Gemma (interpretata da Sophia Loren), una famosa ballerina, di cui è innamorato.
Il motivo? Lei non discende da una famiglia nobile, bensì è la figlia di un ex- cuoco arricchitosi grazie ai lasciti del suo padrone; in più, è una ballerina.
Il padre di lei è propenso al matrimonio, ovviamente, ma prima vuole incontrare e conoscere i parenti di lui, che invece non ne vogliono sapere.
I nostri acconsentono alla proposta del Marchesino, vedendo in essa una possibilità di risolvere parte dei loro problemi di indigenza.
Tutto sembra filare liscio, sennonché l'unico elemento della famiglia non invitato a interpretare nessun "nobile personaggio", donna Luisella, si presenta sul più bello...
Commedia a mio parere molto divertente.
Si ha uno spaccato delle condizioni e delle differenze di ceto sociale in cui si viveva a cavallo tra fine '800 e inizi '900, un magnifico esempio dell'arte di arrangiarsi.
Alcuni mestieri, tra cui quello del cuoco erano considerati di scarso prestigio da parte della nobiltà ma, al contrario, la parola più bella del mondo da chi la fame la pativa tutti i giorni.
Celebri le frasi: "... cuoco, che bella parola, cuoco...", oppure: "... posso capire, sposare una ballerina figlia di un cuoco... sposatevi il cuoco! Un cuoco in famiglia fa sempre piacere.".
con Totò, Sophia Loren - regia di Mario Mattoli
di Marina Bortone.
Il film, tratto dall'omonima commedia teatrale di Eduardo Scarpetta del 1888, è ambientato nella Napoli di fine '800, dove si narra la storia di due famiglie costrette a condividere la stessa abitazione a causa della povertà, generata anche da un vero e proprio mutamento nei costumi, che sta portando all'impoverimento di chi praticava arti e mestieri ritenuti ormai superati.
I due capi famiglia sono don Felice Sciosciammocca e il suo amico don Pasquale: don Felice, interpretato da Totò, è uno scrivano, mentre don Pasquale fa il fotografo ambulante.
Entrambi vivono alla giornata e, molto spesso, sono costretti a ricorrere al Banco dei Pegni per mantenere le rispettive famiglie che, a causa della convivenza forzata, litigano frequentemente fra loro, in particolare le due signore di casa.
Una bella e inaspettata occasione si presenta quando il Marchesino Eugenio, cliente di don Pasquale, chiede loro di interpretare la parte dei suoi parenti per chiedere la mano di Gemma (interpretata da Sophia Loren), una famosa ballerina, di cui è innamorato.Il motivo? Lei non discende da una famiglia nobile, bensì è la figlia di un ex- cuoco arricchitosi grazie ai lasciti del suo padrone; in più, è una ballerina.
Il padre di lei è propenso al matrimonio, ovviamente, ma prima vuole incontrare e conoscere i parenti di lui, che invece non ne vogliono sapere.
I nostri acconsentono alla proposta del Marchesino, vedendo in essa una possibilità di risolvere parte dei loro problemi di indigenza.
Tutto sembra filare liscio, sennonché l'unico elemento della famiglia non invitato a interpretare nessun "nobile personaggio", donna Luisella, si presenta sul più bello...
Commedia a mio parere molto divertente.
Si ha uno spaccato delle condizioni e delle differenze di ceto sociale in cui si viveva a cavallo tra fine '800 e inizi '900, un magnifico esempio dell'arte di arrangiarsi.
Alcuni mestieri, tra cui quello del cuoco erano considerati di scarso prestigio da parte della nobiltà ma, al contrario, la parola più bella del mondo da chi la fame la pativa tutti i giorni.
Celebri le frasi: "... cuoco, che bella parola, cuoco...", oppure: "... posso capire, sposare una ballerina figlia di un cuoco... sposatevi il cuoco! Un cuoco in famiglia fa sempre piacere.".



